Siamo la generazione dei rifiuti. Non ci resta che lamentarci o possiamo fare qualcosa?

Il ciclo naturale che regola la vita di tutti gli esseri viventi non prevede il concetto di rifiuto, in quanto ciò che viene scartato da alcuni organismi rappresenta una risorsa per gli altri.

Le difficoltà, più o meno ricorrenti nelle città nella gestione dei rifiuti, ed estremamente attuali e sentite a Roma negli ultimi tempi hanno portato, negli anni, ad un cambio di atteggiamento verso questa problematica; siamo passati dagli anni del boom economico, in cui la quantità dei rifiuti prodotta e l’energia consumata erano presi, superficialmente, come indice di riferimento del benessere ad accorgerci, oggi, che la quantità dei rifiuti prodotti — del modello basato sul principio dell’“usa e getta”  che ha prodotto la cosiddetta “generazione dei rifiuti” — è invece un indicatore di inefficienza del sistema produttivo, e che questa impostazione consumistica “più progresso, più benessere, più ricchezza, più consumi” è alla base di tutti i più gravi problemi ambientali che affliggono i paesi ricchi e vanificano le legittime aspettative di sviluppo dei paesi poveri.

Al contrario, le attività gestite dall’uomo — particolarmente dopo la rivoluzione industriale, a cavallo tra il 1700 e il 1800 — sono basate su un modello dove, a fronte di un prelievo di materia ed energia dall’ambiente per produrre beni di consumo, fa seguito una produzione di scarti che vengono poi scaricati nell’ambiente stesso, rappresentando così un serio problema per il Pianeta.

I problemi generati dalla difficoltà di gestione dei rifiuti sono quindi un esempio emblematico della insostenibilità del nostro modello di produzione e consumo.

C’è stata, nel tempo, un’ inversione di tendenza, una nuova sensibilità, sia dei singoli cittadini sia delle amministrazioni. Purtroppo assistiamo, negli ultimi anni, ad un revanscismo inceneritorista che trova terreno fertile nell’accezione comune, sensibilizzata dalle difficoltà che il problema della gestione dei rifiuti sta causando alla città, e che porta a dire: “bruciamoli, così risolviamo il problema”. Ma è una scelta sbagliata; un felice slogan di una ventina di anni fa recitava; “L’incenerimento non è la soluzione del problema dei rifiuti, ma è il rifiuto della soluzione del problema”.

Oggi più che mai questa massima dovrebbe fare da guida alle scelte di gestione dei rifiuti.

Nel settore rifiuti la frazione organica è la frazione merceologica maggioritaria sia in termini di peso sia, ancor di più, in termini di costi di gestione; è quella su cui puntare maggiormente per il raggiungimento degli obiettivi sia di prevenzione e riduzione sia di percentuali per la raccolta differenziata dei rifiuti. Per dare un’idea di quantità, a Roma, la quantità di rifiuti organici si aggira sui 600.000 ton/anno.

Trattare la parte organica dei rifiuti per ottenerne compost è, in pratica, recuperare il processo che la natura attua, con successo, da almeno un paio di miliardi di anni. La decomposizione dei resti organici attraverso cui si forma l’humus(1) è uno dei più importanti processi che si compiono nella biosfera: consiste nella “scomposizione”, per opera in particolare dei batteri e dei funghi presenti nel suolo, delle sostanze organiche presenti nelle spoglie vegetali e animali in sostanze inorganiche; in questo modo la materia organica residua viene, come si dice, mineralizzata.

Per realizzare il compost  dagli scarti organici non è necessario pensare per forza a grandi impianti di compostaggio; una cosa che forse non tutti conoscono, è la possibilità, e la facilità, con cui è possibile fare compostaggio domestico con un minimo di attrezzatura, oppure di comunità con piccoli impianti auto gestiti,

recuperando un prezioso materiale ricco di minerali e sostanza organica da poter usare nei nostri balconi, giardini o piccoli orti, al posto dei concimi chimici. Infatti, in pochissimi sanno, anche perché non viene adeguatamente pubblicizzato, che l’AMA mette a disposizione una compostiera, in comodato d’uso, per chiunque abbia un piccolo giardino, riconoscendogli anche uno sconto di circa il 20% sulla tassa dei rifiuti.

Sono quindi possibili, e alla portata di larghissima parte di cittadini, pratiche virtuose che possono servire a limitare, se non proprio a risolvere, il problema del trattamento dei rifiuti diminuendo la quantità di frazione organica conferita, ma anche soprattutto, maturando una mentalità di trattamento attivo del proprio prodotto di scarto, superando così l’atteggiamento passivo che si limita al solo liberarsene; non importa come.

Crediamo da tempo che un elemento importante, decisivo per il superamento dei problemi derivati dai rifiuti, sia la maturazione di una consapevolezza diffusa della insostenibilità di questo nostro stile di vita energivoro e consumistico. Abbiamo allora pensato ad un’opera di sensibilizzazione ambientale, partendo dalle scuole del territorio.

Nasce così nel 2009 il Progetto con il titolo TERRA, TERRA:  la Terra non ce la fa … io posso aiutarla”, da un’intuizione dell’associazione “Reti di Pace – Laboratorio di Monteverde” (XII Municipio – ex XVI).

Gli obiettivi erano (e sono ancora):

favorire  la consapevolezza degli studenti sui temi della sostenibilità  e della sobrietà; promuovere un uso responsabile delle risorse del pianeta (acqua, energia, terra,…); stimolare gli studenti a elaborare proposte concrete per cambiare il proprio stile di vita in ambito individuale, scolastico, familiare e a metterle in pratica; informare e fornire strumenti per attivare un cambiamento degli stili di vita; avviare comportamenti e pratiche solidali, eque e sostenibili per il rispetto dell’ambiente e degli individui; favorire momenti di partecipazione attiva alla difesa dei beni comuni e dei diritti individuali e collettivi; vivere lo spazio scolastico come luogo della relazione, dello scambio di conoscenze, del fare e dello stare bene insieme.

Dal 2011, il Progetto è considerato progetto comune della parte Associativa dell’Osservatorio Ambientale Partecipato di Valle Galeria, istituito dal Municipio Roma XII, di cui Reti di Pace fa parte.

In questi 10 anni sono state coinvolte oltre 100 classi tra elementari, medie e licei:  il Morgagni, il Federico Caffè, Montale, Keplero, Calamandrei, Francesco Crispi, Boccea 590, Nando Martellini, Emanuela Loi coinvolgendo oltre 2500 studenti.

Come Parte Associativa dell’Osservatorio Ambientale partecipato della Valle Galeria, verso la fine dell’anno scolastico 2017-18, abbiamo proposto un progetto di auto-Compostaggio di Comunità ad alcune scuole del XII Municipio, per l’anno scolastico 2018-2019.  Hanno risposto positivamente l’Istituto Comprensivo Via Bravetta per il plesso Emanuela Loi, di Via della Pisana, e l’Istituto Comprensivo Nando Martellini di Massimina e, grazie alla sensibilità dei loro dirigenti scolastici e di molti insegnanti, oltre al favorevole accoglimento da parte dei genitori, siamo riusciti a passare dalla fase teorica alla pratica del compostaggio di comunità.

L’esperienza scolastica di auto-compostaggio aerobico vuole sensibilizzare i ragazzi, i bambini ed  anche i genitori, ad una pratica virtuosa di gestione della frazione organica dei rifiuti urbani, limitando quindi la produzione della componente più problematica dei rifiuti; dimostrando al contempo come sia facile fare compostaggio e la meraviglia della trasformazione degli scarti di cucina in soffice e profumato humus, da usare nei propri orti, giardini o balconi.

Abbiamo avuto, in questa esperienza, il sostegno fattivo sia dell’ENEA che della Associazione Italiana Compostaggio (A.I.C. – http://www.associazioneitalianacompostaggio.it/ ) che ci hanno fornito le tre compostiere per l’Istituto Nando Martellini, oltre al supporto tecnico del Presidente del AIC, Fabio Musmeci

I ragazzi hanno alimentato le compostiere, coadiuvati dalle insegnanti e dal personale della mensa che ha dato la propria disponibilità (oltre ovviamente al nostro apporto  e a quello del Presidente dell’A.I.C. che segue con interesse il progetto).

Alla fine dell’anno scolastico 2018-2019, dopo un ultimo rimescolamento aerobico del materiale, lo lasciamo riposare per tutta la pausa estiva; al rientro dalla pausa estiva, apriremo le compostiere e sposteremo il materiale ottenuto o dentro sacchi di plastica se sufficientemente maturo, oppure in una zona vicina per un’ulteriore fase di maturazione, in attesa di un suo uso sul terreno, come fertilizzante, a inizio primavera 2020.

Le compostiere verranno poi riposizionate sul terreno, pronte per un nuovo ciclo e per altri ragazzi.

Sicuramente il compost che otterremo sarà poco; ma il messaggio e la consapevolezza che abbiamo trasmesso ai ragazzi sarà sicuramente molto grande.

(1) Compost e humus sono due sinonimi. L’unica differenza è che il compost si forma per azione dell’uomo nel trattamento di scarti di origine vegetale opportunamente mescolati e trattati; l’humus, invece, si forma naturalmente, a seguito dei processi biochimici e biologici che si sviluppano sui resti della vegetazione depositatasi sul terreno. 

Claudio Giambelli:   Presidente Osservatorio Ambientale della Valle Galeria

claudiogiambelli@gmail.com              335467695

Maurizio Melandri: Vice Presidente Osservatorio Ambientale della Valle Galeria

mauriziomelandri1@gmail.com          3470760562

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