Il taglio dei pini del San Camillo si è fermato ma la battaglia per salvare quelli che restano non è finita

Maria Elena Carosella, attivista di comitati cittadini per il verde

Il 17 marzo scorso abbiamo trovato online un comunicato della Regione Lazio e dell’Azienda ospedaliera San Camillo che dichiarava l’imminente abbattimento di 40 Pini pinea nell’area del noto ospedale.
Il 18 marzo, come previsto, sono iniziati i lavori di taglio che prevedono una spesa complessiva di 875.000 euro. In poco tempo, dal 18 al 22 marzo, abbiamo constatato che sono stati tagliati 12 pini. A questo punto singoli cittadini, comitati e associazioni di tutta la città hanno aperto gli occhi sulla gravità del fenomeno.
Nel comunicato la motivazione indicata per l’abbattimento è: “alcune criticità” evidenziate da: “indagini tecniche”. Nessuna malattia dunque.
Come cittadinanza attiva abbiamo richiesto immediatamente l’intervento della LIPU perché dal 15 marzo al 15 settembre è vietato tagliare alberi, se non in casi gravissimi, visto che è periodo di nidificazione e, per fortuna, una legge difende la sopravvivenza degli uccelli.

Allo stesso tempo, si è mossa anche l’Associazione Amici dei Pini di Roma, visto un intervento così grave per il numero di alberi, su un’area sottoposta a vincolo paesaggistico, senza alcuna preventiva informazione né sullo stato di salute degli alberi, né sui tagli, né sul progetto di sostituzione. Gli Amici dei Pini di Roma hanno richiesto l’accesso agli atti presso la Regione Lazio e la Soprintendenza Speciale di Roma e sono in attesa di visionare le perizie agronomiche e conoscere il parere del Dipartimento di Tutela Ambientale, e di leggere le prescrizioni della Soprintendenza, oltre che aver lanciato una petizione sulla piattaforma Change per sospendere il taglio (1000 firme in 48 ore).

Il 23 marzo il WWF, Cittadinanzattiva ed Empa sono intervenuti con un appello per evitare che gli uccelli in questo periodo non trovassero il loro rifugio abituale ed hanno richiesto le ragioni precise delle disposizioni. Così le associazioni di Monteverde il 24 marzo sono arrivate al San Camillo per visionare dal vivo la situazione.
I tagli finalmente si sono fermati e questo fa sperare che siano state rispettate le leggi sul verde e le richieste di tanti singoli e organizzazioni per la tutela dell’ambiente. Gli alberi abbattuti nel frattempo sono stati 21 e sicuramente non è stata fatta su ognuno di loro la corretta verifica dell’impianto delle radici a terra.

Sappiamo che i pini sono di grande aiuto alla vita degli abitanti di Roma, soprattutto per l’ossigeno che lascia respirare anche nel caldo che da aprile caratterizza le nostre giornate. Perdere uno di questi alberi è un danno per tutti e non è compensato dalla piantumazione di un altro piccolo albero. Per produrre gli stessi benefici di un gigante, che dovrebbe essere considerato patrimonio dell’umanità, ci vorrebbero almeno trenta piccoli alberi, che si spera sopravvivano alle torride estati future.
D’altra parte dal 2018 a Roma si è diffuso un parassita che sta mettendo a rischio la salute e l’esistenza dei nostri pini, questa è la cocciniglia tartaruga. Tale parassita è curabile, se fermato in tempo, e proprio con questa consapevolezza vogliamo agire da ora in poi sul territorio romano. In questa prospettiva molte organizzazioni per la salvaguardia dell’ambiente stanno cercando di sensibilizzare le istituzioni a cambiare l’indirizzo dei loro investimenti e porsi nella prospettiva di curare i pini esistenti con l’endoterapia, che è di facile somministrazione, e può salvare tanti alberi.

La cura per arginare il diffondersi della cocciniglia deve iniziare subito. Migliorare la vita dei pini, facendoli vivere bene ed a lungo, significa giovarsi dei benefici straordinari che queste piante producono dall’ossigeno al dissolvimento delle polveri sottili che accorciano le vite cittadine e causano innumerevoli malattie respiratorie. Salvare i grandi alberi è una battaglia importante per migliorare la qualità della vita di tutti nella nostra città.

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