IL MERCATINO DEI QUATTRO VENTI

Mi sveglio una domenica mattina

con la voglia di andare al mercatino.

Da casa mia non è distante,

faccio due passi e sono a Quattro Venti,

discendo la rampa

e mi si apre davanti un mare magnum

di oggetti messi lì per l’acquirente.

Posso comprare tutto a un prezzo conveniente,

dalle stoviglie usate al busto di Dante,

dai divani ai paraventi.

Posso trovare perfino il faretto della millecento,

l’auto di mio nonno uscita nei Sessanta.

Ma gli oggetti più abbondanti sono i libri a stampa,

tanti, che la scelta è imbarazzante.

C’è il Pasolini dei Ragazzi e di Una vita violenta,

allineati tra centinaia di romanzi

in vendita a un costo insignificante.

Vittorini l’ho comprato a 0.20,

i poeti del Trullo a 1 euro e 80.

La Tamaro di Va dove ti porta il cuore

è in offerta a un prezzo di favore.

Ho visto Ascolta la mia voce di Fallaci

ma l’ho lasciato riposare in pace.

Ammanniti l’ho incontrato tra Volo e Walter Siti;

Un libro di Dacia Maraini è accanto a Gramellini

Augias sta insieme a Pennacchi e Mazzantini.

Ma ci sono anche nomi di scrittori sconosciuti,

un elenco sterminato di romanzieri ignoti:

c’è Zucco con Il cuore è un cane senza nome,

Licalzi con Le alternative dell’amore,

tanti libri per ogni singolo lettore.

A vederli così, tutti quei volumi,

sembrano oggetti come tanti,

anche un po’ ingombranti,

non valgono che pochi contanti,  

ma quando li leggo mi si schiudono dei mondi.

Vincenzo Valentino

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