Presidio a Roma contro la guerra di Erdogan: comunità curda e tanti romani, noi c’eravamo

Intorno ai giardini di Piazza Indipendenza continuava il girotondo del caotico traffico romano mentre dal palco sventolavano le bandiere curde con il ritratto del leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, Abdullah Ocalan, imprigionato da più di vent’anni nelle carceri turche.

Una folla variegata di giovani e meno giovani si accalcava sotto al palco, attenta ad ascoltare le numerose testimonianze della resistenza armata all’invasione dell’ISIS condotta dalla comunità del Rojana , la regione a maggioranza curda del nord della Siria.

Poche le bandiere di partito , che oramai nelle manifestazioni di piazza appaiono sempre più raramente . Si respira tra la folla la necessità di dare spazio alle idee, agli umori e ai sentimenti delle persone che vogliono partecipare innanzi tutto con la loro semplice presenza e soprattutto desiderano ascoltare i testimoni diretti degli avvenimenti.

Dal palco prende la parola Giulio Gentili di Firenze che ci tiene a ricordare i nostri connazionali che sono già partiti per dare assistenza al popolo curdo: medici, infermieri ,che sentono questa causa vicina e questa aggressione insopportabile cosi come è insopportabile il coro unanime di condanna all’invasione turca da parte dei governi europei senza reali e concrete azioni di contrasto : “Dov’e l’Italia, la Francia , al Germania , l’Europa dove sono?chiedono dal palco ” Si vendono alla Turchia armi e munizioni”, nonostante una legge che dagli anni 90 vieta la vendita di armi a paesi in guerra. La Turchia è un paese aggressore–si sottolinea- che va colpito nei suoi interessi vitali. Sottostare al ricatto di Erdogan dei migranti da scaricare in Europa come armi ,in caso di ritorsioni ,è inaccettabile.

Campeggia lo striscione di Lorenzo Orsetti, meglio conosciuto come partigiano Orso, caduto in Siria mentre combatteva a fianco dei curdi contro l’Isis . Dal palco viene ricordato l’appello al governo italiano dei genitori di Lorenzo che riportiamo nei suoi passi principali “Lorenzo nostro figlio e fratello è morto il 18 marzo 1919 in Rojava combattendo a finaco dei curdi e delle forze confederate della Siria contro l’Isis e gli ultimi resti del califfato…La sua storia, la storia di un giovane che partendo da Rifredi aveva deciso di lasciare tutto, la sua città,casa,lavoro, famiglia,amici…per sotenere il popolo curdo in questa lotta ha emozionato molte persone . Vi scriviamo per chiedervi …vogliamo continuare a sostenere Erdogan , l’esercito turco e l’Isis in questa guerra ingiusta fornendo armi con le nostre fabbriche e soldi dell’Unione Europea per non aprire il corridoio balcanico ai migranti?” In queste parole dell’appello dei genitori di Orso sta tutto lo spirito che anima questa manifestazione che domani vedrà scendere in piazza in altre capitali europee altre realtà cittadine che chiedono un intervento deciso dell’Europa contro la guerra di Erdogan. Il presidio si chiude alle sette di sera con l’invito a partecipare ai prossimi appuntamenti , primo fra tutti il previsto corteo nazionale del 9 novembre per l’abrogazione delle leggi di sicurezza, che hanno trascinato il nostro paese in una pericolosa deriva antidemocratica.

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