Bocciato dalla Consulta il decreto sicurezza del governo giallo-verde

La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale una norma del primo decreto sicurezza per violazione dell’articolo 3 della Costituzione sotto un duplice profilo: per irrazionalità intrinseca, poiché la norma censurata non agevola il perseguimento delle finalità di controllo del territorio dichiarate dal decreto sicurezza; per irragionevole disparità di trattamento, perché rende ingiustificatamente più difficile ai richiedenti asilo l’accesso ai servizi che siano anche ad essi garantiti.

La Consulta non ha obiettato sui criteri di necessità e urgenza dei decreti approvati (il secondo tornato in Parlamento con i forti rimproveri del Presidente Mattarella) . Ha bocciato la norma del primo decreto sicurezza che preclude l’iscrizione all’anagrafe degli stranieri richiedenti asilo. La Consulta è intervenuta sui ricorsi presentati dai tribunali di Milano, Ancona e Salerno. Il Pd, allora all’opposizione, aveva duramente contestato i due decreti. Da tempo in Parlamento è aperto un confronto- sollecitato dall’attuale ministro degli Interni Lamorgese- che finora non ha prodotto risultati e che probabilmente slitterà a settembre viste le resistenze dei 5 stelle a lasciare a Salvini la bandiera della lotta all’immigrazione clandestina. L’attuale capo politico dei grillini, Crimi, sostiene che i decreti vanno modificati seguendo le indicazioni di Mattarella.

Scontata la reazione dell’ex ministro Salvini, ‘padre’ del decreto: “Anche sui decreti Sicurezza qualche giudice, come accade troppo spesso, decide di fare politica sostituendosi al Parlamento. Un ‘richiedente asilo’ in oltre il 50% dei casi viene riconosciuto come clandestino dalle commissioni prefettizie, senza quindi nessun diritto di rimanere in Italia: secondo la Corte dovremmo quindi premiare chi mente e infrange la legge? La sicurezza e il benessere degli Italiani, degli immigrati perbene e dei veri richiedenti asilo, vengono prima di tutto”, ha dichiarato ad Affaritaliani.it il segretario della Lega.

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