La collina di Monteverde scivola ma il consolidamento fermerà le frane

Marco Amanti

Dirigente del Servizio per la Geologia Applicata, la Pianificazione di Bacino
e la gestione del rischio idrogeologico, l’idrogeologia
e l’idrodinamica delle acque sotterranee.
Dipartimento per il Servizio geologico d’Italia
ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale

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Marco Amanti

Sono particolarmente contento di avere l’opportunità di utilizzare questo spazio per parlare della cosiddetta frana di Monteverde per due motivi: il primo, molto personale, è connesso alla mia gioventù, dato che ho abitato a lungo a Piazza Ippolito Nievo e le scalette sconnesse di via Saffi erano la direttrice principale per raggiungere la splendida Villa Sciarra.

La seconda ragione è più professionale, dato che sono un geologo, lavoro al Servizio Geologico d’Italia, presso ISPRA, ed ho avuto l’opportunità di studiare dal punto di vista tecnico-scientifico il fenomeno, per fornire un contributo professionale alla soluzione dei problemi ad esso connessi.
La zona di cui si parla, tanto per inquadrare correttamente il fenomeno, ricade nel settore orientale della collina di Monteverde, diretta prosecuzione meridionale della collina del Gianicolo, in destra idrografica del fiume Tevere.
Il tratto interessato in vari momenti storici da dissesti, come vedremo in seguito, va dalle mura di villa Sciarra, lungo viale Saffi a Nord, fino a via dall’Ongaro a sud, intercettando al passaggio via Bassi e Via Sterbini, limitata ad est dallo stesso Viale di Trastevere.
Per molti secoli quest’area non ha goduto di un vero sviluppo, rimanendo un territorio ad uso prevalentemente agricolo, solo in parte interrotto da cave di argilla e, più recentemente, anche di sabbia e ghiaia.

Uno stralcio del piano regolatore del 1908, in cui si vede l’assetto del versante con sovraimposta la prevista sistemazione urbanistica dell’area, mai completata a causa dei ricorrenti dissesti. In basso a sinistra si riconosce la vallecola completamente alterata dai riporti successivi in cui tuttora scorrono le acque sotterranee.

A partire dalla seconda metà dell’800 la collina ha cominciato a subire profonde modificazioni ed alterazioni del paesaggio. Tali trasformazioni, comprendenti sbancamenti, accumuli di potenti spessori di materiali di riporto e alterazioni del drenaggio superficiale, sono avvenute in maniera ancora più massiccia a partire dalla fine dell‘800, come conseguenza delle scelte operate in sede di pianificazione urbanistica, codificate nei primi piani regolatori di “Roma Capitale”.

Il riempimento delle incisioni torrentizie che la solcavano anticamente ha interessato sia corsi d’acqua perenni, come il Fosso Tiradiavoli, il cui percorso originario è occupato attualmente dalla sede stradale di via di Donna Olimpia (separazione ideale tra Monteverde vecchio e Monteverde nuovo), sia vallecole secondarie, presenti anche nell’area che stiamo trattando.
Gli sbancamenti di maggiori proporzioni sono avvenuti per l’apertura del Viale del Re (l’attuale Viale Trastevere) e la costruzione della stazione terminale per la linea Roma-Viterbo, in corrispondenza dell’attuale Piazza Ippolito Nievo, nei pressi della provvisoria stazione della Roma-Civitavecchia di epoca pontificia.
L’instabilità del versante ha probabilmente una storia millenaria, legata al notevole abbassamento del livello dei corsi d’acqua conseguentemente all’ultima glaciazione, fenomeno che ha determinato un’accelerazione dei fenomeni erosivi.
È opportuno però sottolineare che gli eventi franosi più vicini nel tempo sono da mettere in relazione in primo luogo con l’aumento della pendenza complessiva del versante orientale, conseguenza dei notevoli sbancamenti sopra citati, come è possibile verificare dal confronto tra cartografie storiche ed attuali (vedi il seguito nell’articolo).Una breve cronistoria degli eventi franosi storici, segnalati da fonti certe (l’area è stata nel tempo oggetto di numerosi studi finalizzati ad indagare le cause predisponenti e scatenanti dei dissesti) inizia con il periodo 1880-1900 in cui una frana estesa sembra aver raggiunto il Viale del Re, ora Viale Trastevere, successivamente ai lavori di sbancamento al piede per l’apertura del viale suddetto e per la costruzione della vecchia Stazione di Trastevere, nell’attuale piazza I. Nievo. Una breve cronistoria degli eventi franosi storici, segnalati da fonti certe (l’area è stata nel tempo oggetto di numerosi studi finalizzati ad indagare le cause predisponenti e scatenanti dei dissesti) inizia con il periodo 1880-1900 in cui una frana estesa sembra aver raggiunto il Viale del Re, ora Viale Trastevere, successivamente ai lavori di sbancamento al piede per l’apertura del viale suddetto e per la costruzione della vecchia Stazione di Trastevere, nell’attuale piazza I. Nievo.

1885 dietro il complesso del porto di Ripa grande a sinistra si vedono i lavori per l’apertura di Viale del Re che avverrà nel 1888 e, poco più in alto, senza vegetazione, il versante franato probabilmente come conseguenza dei lavori

Nel periodo 1915-1918, e di nuovo nel 1930, crolla una parte della scalea in muratura Ugo Bassi, mentre nel 1927 deve essere demolita una Casa dei Padri Missionari Giuseppini, sita tra via F. dall’Ongaro e via A. Saffi, in quanto inutili gli interventi di consolidamento tentati per rimediare ai movimenti franosi verificatisi tra il 1925 ed il 1928. Viene demolita anche la scala alta di via Ugo Bassi, a quel tempo a tornanti, e sostituita da una scala in legno.
Il periodo dal 1947 al 1959 è caratterizzato da molteplici movimenti franosi in tutta la zona, in particolare dopo periodi di alta piovosità, sia superficiali che più profondi, che anticipano come tipologia ed estensione, il successivo evento del 1963.
Il 10 gennaio del 1963, sempre dopo un periodo molto piovoso, si innesca un movimento franoso che provoca gravissime lesioni ai muri di sostegno, alle sedi stradali ed alla rete fognaria. Questo evento, il maggiore del secolo scorso, provoca la chiusura del Viale Aurelio Saffi per parecchi anni, in attesa di sistemazione e messa in sicurezza .Tra il 1963 ed il 1965 anche via F. Dall’Ongaro viene interessata da movimenti franosi.

Nel corso dello studio la sig.ra Lucia Civitelli, abitante del luogo, ci ha gentilmente fornito delle fotografie della zona al tempo della chiusura della strada che sono state molto utili per la ricostruzione storica.. Questa foto dovrebbe datare 1984.
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è FIGURA-IL-TEMPO-frana-via-Bassi-10-1-1963_IL-TEMPO.jpg
Ritaglio de IL TEMPO del 10-1-1963, con la notizia della frana su via Saffi.

Il 12 aprile 1974 crolla un tratto di circa 30 m delle Mura Gianicolensi che costeggiano il primo tornante di Viale A. Saffi. Finalmente nel 1984 il Comune procede alla sistemazione dell’area ed alla riapertura della strada.I lavori principali consistono nella costruzione di una paratia di pali di grande diametro a valle di via A. Saffi , del rifacimento di un nuovo collettore fognario sulla via medesima, e nella esecuzione di trincee drenanti per la raccolta delle acque nella porzione bassa del versante che hanno sostanzialmente migliorato le condizioni di stabilità del versante nel suo complesso.

In questa altra foto fornita dalla sig.ra Civitelli, si vede chiaramente lo scavo contenente la testata della paratia di pali costruita a sostegno di via Saffi. Il fortino della madonnina è all’esterno della paratia.

Il periodo successivo, dal 1984 al 2010 circa è stato quindi caratterizzato dalla assenza di eventi franosi di grande entità, ma con piccoli scorrimenti superficiali, crolli di alberi, deformazioni progressive di manufatti (fortino della madonnina), sostituzione della scala in muratura con quella in tubi innocenti, e presenza di un andamento delle acque sotterranee non ben conosciuto ma interessante alcuni edifici in via dall’Ongaro e via Sterbini. Per porre fine alle incertezze nella conoscenza dell’area nel 2012 la Protezione Civile di Roma Capitale ha affidato al Servizio Geologico d’Italia di ISPRA, già autore di studi su frane nell’area romana, lo studio del versante, come atto propedeutico alla sua definitiva messa in sicurezza.

Lo studio si proponeva di dare un generale riassetto delle conoscenze pregresse, di integrarle con nuove indagini dirette ed indirette ove carenti e di attuare un monitoraggio strumentale dell’area che potesse fornire utili indicazioni sull’entità e la tipologia dei reali movimenti in atto e fornire indicazioni (Linee Guida) sulle possibili attività da intraprendere per il miglioramento delle condizioni di stabilità.
Ci siamo quindi inizialmente interessati alla raccolta di materiale pregresso sull’area che ci ha permesso, tra l’altro, di stabilire una rete di strumentazione ancora misurabile, da utilizzare come network di monitoraggio per il periodo di studio, integrandola con l’esecuzione di sondaggi e l’installazione di ulteriori piezometri (strumenti per la misurazione della profondità della falda) nelle aree carenti. Tale monitoraggio ha previsto la misurazione periodica di 9 inclinometri (per la misura dei movimenti in profondità) e 12 piezometri, l’esecuzione di misure GPS di precisione e la misurazione degli spostamenti in corrispondenza di alcune fratture nelle murature del fortino.

Dal 2012, inizio dello studio ISPRA, sono stati misurati con cadenza mensile gli spostamenti sui capisaldi posti a cavallo delle crepe sul muro esterno del fortino. Tali misure hanno mostrato un lento ma continuo allargamento delle fessure, fino alla installazione dei provvisori sostegni in legno intorno al 2016.

Sono stati raccolti campioni di terreni per la determinazione delle loro caratteristiche fisiche e sono state eseguite numerose analisi chimico-fisiche sulle acque. Le indagini dirette sono state integrate con l’esecuzione di indagini sismiche e geoelettriche per l’interpretazione dell’assetto del sottosuolo nelle aree non direttamente attraversate dai sondaggi.
Da tutto quanto descritto è stato possibile definire un Modello Geologico del versante, che descrive il suo assetto superficiale e sotterraneo e ne riassume le caratteristiche.
Tale Modello geologico è servito di base per la definizione del Modello idrogeologico, che cerca di descrivere l’andamento delle acque sotterranee e dei loro movimenti e del Modello geotecnico che assegna alle unità geologiche precedentemente definite i valori delle loro caratteristiche geomeccaniche.
Questo ultimo passaggio ha reso possibile la valutazione della stabilità del pendio, eseguita su quattro sezioni con l’ausilio di moderni strumenti di calcolo.

In estrema sintesi i risultati dello studio mostravano che era possibile escludere il pericolo di un movimento di massa generalizzato e catastrofico dell’intero versante (tipo evento del 1963), mentre era accertata, sia strumentalmente che analiticamente, la presenza di una coltre di spessore variabile di 2-3 m che in alcuni settori, a valle della paratia realizzata negli anni ’80, si muoveva con un tasso di deformazione di circa 3-5 mm/anno; esisteva inoltre la possibilità che si potessero verificare degli scivolamenti superficiali di terreno nella parte medio – bassa di tutto il versante tra Via M. Montecchi e Via P. Sterbini.
Il cosiddetto Fortino della Madonnina, posto all’esterno della paratia, così come le strutture murarie presenti in vari punti del versante, mostravano delle fratture e lesioni che si generano solitamente come conseguenza di cedimenti e piccoli movimenti della coltre.
Per quanto riguarda le acque sotterranee si è evidenziata una situazione idrogeologica complessa e frammentaria in tutta l’area, con una circolazione idrica sotterranea discontinua a causa delle diverse litologie presenti nell’area, argille, sabbie, ghiaie più o meno stratificate.
È stata però rilevata la presenza di un drenaggio concentrato di acque sotterranee lungo un percorso preferenziale, riconoscibile a partire dalla zona SW di Viale A. Saffi per proseguire, passando ortogonalmente sotto Via F. Dall’Ongaro, verso la sorgente perenne di Via P. Sterbini. Questo settore corrisponde alla zona con i più elevati spessori di terreni riporto (fino a 20 m), in corrispondenza di una paleo-valle che convogliava le acque della collina nel sottostante fiume Tevere ed il cui riempimento fu necessario per la costruzione dei tornanti di Via Saffi. Le immagini mostrano il confronto tra un modello 3d del versante nel 1849 (da una carta realizzata dall’esercito francese che assediava la Repubblica Romana), ed uno attuale. Nonostante il riempimento l’acqua continua a seguire il suo flusso originario, andando ad interferire con le strutture di alcune palazzine dell’area, su via dall’Ongaro e via Sterbini.

Ricostruzione 3d del versante al tempo dell’assedio francese alla Repubblica Romana nel 1849. Si riconoscono le mura, la strada a tornanti che le segue ed i due contrafforti tuttora esistenti (in alto il fortino della madonnina). La linea bianca a sinistra rappresenta la vallecola da cui le acque superficiali defluivano verso Tevere, attualmente colmata da riporti.
In questa ricostruzione 3d del versante attuale si vede chiaramente che l’area attraversata dalla vallecola è stata urbanizzata e coperta da riporti per livellare il terreno . I sondaggi nella zona danno anche 20 metri di profondità di tali terreni nei quali continua la circolazione idrica sotterranea che porta alla sorgente perenne posta alla base del versante su via Sterbini.

Terminato lo studio e consegnati i risultati al Comune nel 2013, si è innescato il lungo processo che ha portato allo stato attuale, nel quale stanno per iniziare i lavori di sistemazione.
Da rilevare che successivamente agli studi effettuati da ISPRA, precisamente il 26 marzo 2015, si è verificato un fenomeno di tutt’altro tipo in via dall’Ongaro, dove una porzione di roccia di alcuni metri cubi si è staccata dal versante investendo una abitazione sottostante, fortunatamente senza causare vittime. Tale fenomeno è stato sottoposto dal Comune a sistemazione provvisoria in somma urgenza nel novembre 2015, per essere poi incluso nella sistemazione generale del versante.

(http://sgi2.isprambiente.it/franeroma/news/NEWS%20Frana%20in%20Via%20dallongaro.pdf)

In conclusione di questa chiacchierata vorrei spendere una parola per ricordare Renato Funiciello, geologo monteverdino, mio professore alla Sapienza, con il quale ho avuto l’onore di lavorare e che è stato fonte ed ispirazione per il mio interesse per la geologia (e la storia a dire il vero) di quest’area ed in generale di Roma. Ricordo delle passeggiate con lui ed altri colleghi, proprio su via Saffi, e affacciandoci al Fortino ci interrogavamo sulla possibili cause della frana e sui possibili sistemi di mitigazione.
A Lui ed alla sua famiglia va il mio affettuoso ricordo.

Per chi volesse approfondire le problematiche legate alle frane a Roma: può consultare il sito ISPRA dedicato all’argomento con molte altre informazioni, foto e dati: http://sgi2.isprambiente.it/franeroma/

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