IL VIRUS

È arrivato un tipo strano dalla Cina,

per combatterlo si va in cerca di amuchina

e chi la trova indossa la mascherina;

lo ha fatto pure un presidente di regione

che si è mascherato in televisione.

Sta qui da un mese, il tipo strano,

gli piace soprattutto Bergamo e Milano

e per cacciarlo non serve l’aeroplano.

Qualcuno che l’ha visto da vicino

ha notato che porta la corona,

un re parassita che può togliere la vita.

Da giorni le strade sono vuote di persone,

le case sono diventate una prigione,

e chi vuole cantare si mette sul balcone.

Non si esce senza giustificazione

e chi lo fa viene multato pure da pedone.

Tutti ne faremmo volentieri a meno

dopo tanti oggetti di importazione,

ci mancava il morbo della globalizzazione.

L’ospite è minuscolo,

più leggero del pulviscolo,

talmente piccolo da essere invisibile

ma in grado di creare un panico terribile.

Cosa fare di fronte a un nemico impercettibile?

Per distruggerlo non serve certo un drone

per bombardarlo con esatta precisione

ma strumenti per la ventilazione

per ridare ossigeno ai polmoni.

Non servono cannoni ma attenzione per l’igiene,

in futuro ci vorrà anche un vaccino;

non servono militari ma ricercatori,

magari non precari.

Di fronte a un nemico insidioso nell’assenza

non serve la violenza ma ferma resilienza.

Fra tanta scienza, nella mia ignoranza

a me però un dubbio avanza:

ma questo virus che non ama l’apparenza

che però si estende con tanta virulenza,

non è che sia una naturale avvertenza

in risposta all’umana scemenza?

Vincenzo Valentino

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