Così muore una libreria indipendente. I Trapezisti schiacciati dai colossi ‘padroni’ dell’editoria

Raffaella Leone

Barbara Salsetta e Maurizio Zicoschi con la tuba diventata un simbolo della libreria

La libreria indipendente I Trapezisti ha chiuso definitivamente al pubblico. Barbara e Maurizio, i titolari, saranno ancora lì, al 40 di via Mantegazza, fino a fine novembre, quando bisognerà riconsegnare le chiavi del locale. C’è ancora tanto da fare, consegnare i libri già ordinati e che arriveranno fuori tempo massimo, curare la pagina Facebook ancora attiva, preparare gli eventi già programmati fuori dalla libreria, vuotare le vetrine e gli scaffali. Tra quegli scaffali, fino all’ultimo giorno, si aggiravano i lettori, qualcuno in risposta alle poche righe di comunicato che su Facebook annunciava la prossima chiusura e invitava a fare un salto in libreria, molti frequentatori abituali. Tutti consapevoli della fine annunciata.

‘La chiusura della nostra libreria è una ferita in più per il quartiere, forse la più profonda perchè in questo quartiere la cultura ha vissuto, basta pensare ai poeti, scrittori, artisti, intellettuali che hanno abitato qui, e ai tanti ancora ci vivono’, mi dicono i titolari. E i monteverdini sono molto legati al loro territorio, sottolinea un lettore, cliente abituale della libreria.

Ester Arena e Claudia Dalmastri
Adelaide, lettrice appassionata

Non è il solo. Adelaide aggiunge un ricordo personale: ‘mi hanno fatto scoprire una delle cose belle della mia vita, i corsi di scrittura creativa’. Dai corsi ai libri scritti e pubblicati e alle autrici: si fermano per un saluto e per gli ultimi acquisti anche Ester Arena e Claudia Dalmastri, le loro opere sono in vista sugli scaffali, hanno trovato qui un’ospitalità che autori e piccole case editrici faticano a trovare nella catena della grande distribuzione.

La catena, appunto, quella che si è stretta intorno al collo de I Trapezisti e li ha obbligati a chiudere. La catena consiste in questo: l’unico distributore autorizzato a far arrivare i libri di tutte le case editrici in libreria è a sua volta e prima di tutto un libraio, proprietario di librerie con marchio e di case editrici. Vale per Feltrinelli e la galassia di case editrici inglobate dalla casa madre, vale per Mondadori e relativa galassia. Così le librerie indipendenti sono costrette a comprare i libri che vogliono avere sugli scaffali -pagandoli in anticipo- da un distributore-libraio che di fatto è un concorrente e che ha ovviamente una forza e una capillarità imparagonabili. Lo ha spiegato lo stesso Maurizio in un veemente video postato su Facebook per una sorta di count down prima della chiusura.

Librerie ‘scatenate’ -nel senso di senza catene- le aveva definite il ministro della cultura Franceschini che ogni tanto sceglie modi singolari per provare la sua esistenza in vita e alla guida del ministero, ma non ha mai neanche accennato all’ipotesi di riformare/rifondare il sistema di distribuzione. Al punto che, per paradosso, oggi Amazon per le librerie indipendenti non è un nemico, ma un distributore più affidabile.

Certo, il covid ha contribuito, si direbbe anzi che ha dato la mazzata finale, rendendo impossibile- tra il lockdown e le limitazioni della riapertura- realizzare gli eventi, principale fonte di guadagno per una libreria indipendente. Qualcuno arrivava a questi eventi con il libro in presentazione già acquistato in precedenza, ma avendo intorno una libreria poi si fermava a curiosare e il più delle volte a comprare un libro in più. Ora nello spazio che era destinato agli eventi si accumulano le cose da portar via per svuotare il locale.

Un filo, esile, di speranza è legato, strano a dirsi, alla politica locale. Il Pd, ora in maggioranza nel municipio XII, potrebbe mettere a disposizione a un prezzo calmierato due locali a Donna Olimpia di proprietà del Comune. Quando giunta e consiglio si saranno insediati, e l’ eventuale apposita delibera sarà stata votata, approvata e resa esecutiva. Ma ci vorrà tempo, per non dire di tutti i necessari passaggi burocratici.

Barbara è ottimista, ‘ogni fine è una trasformazione, sento che sarà così anche per i Trapezisti’. Maurizio è disilluso da una politica (passata, presente e prevedibilmente futura) che non capisce che le librerie indipendenti andrebbero considerate e tutelate come un bene comune, non come un qualsiasi negozio , bar, palestra, o centro estetico e così via. E’ sera quando le vetrine si spengono e scende il buio, in libreria e nel quartiere. In senso reale e figurato.

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