Sostegno in tempi di pandemìa, il centro di ascolto della parrocchia di Santa Silvia

Il parroco don Giampiero Antonicelli e il coordinatore Enzo Marcolin
Anna Rita e Angelina, due delle volontarie del centro di ascolto

Il lunedì pomeriggio è dedicato all’ascolto, nella parrocchia di Santa Silvia. All’ascolto delle tante ‘vittime in salute’ di questa pandemìa, cioè alle persone non contagiate dal covid che tuttavia durante e dopo il lockdown hanno perso tutto e non sanno più come andare avanti.

“La prima richiesta è di un aiuto concreto, c’è bisogno di beni di prima necessità – la distribuzione dei pacchi avviene in parrocchia tutti i martedì pomeriggio- ora è la richiesta primaria”, mi dice il parroco don Giampiero Antonicelli, un veterano che da 5 anni segue il centro di ascolto della Caritas (in cima a una piccola scalinata entrando dal cancello posteriore). Vista la situazione, ora c’è anche un coordinatore, Enzo Marcolin, a supervisionare il lavoro delle volontarie. Il centro da tre settimane ha riaperto ‘in presenza’ ma non ha mai veramente chiuso. Durante il lockdown, il martedì insieme ai pacchi viveri i volontari distribuivano i numeri di telefono del centro di ascolto, e l’attività è andata avanti così.

E il telefono a volte serve ancora. “Siamo noi a chiamare, quando non vediamo più da due-tre settimane, le persone che ci avevano contattato, chiediamo se è tutto a posto, capita anche- molto raramente- che ci dicano che il problema che li tormentava si è risolto”, racconta Enzo.

“Sì, perchè noi cerchiamo di dialogare con le persone, di capire se ci sono problemi più profondi e come si possono affrontare”, spiega don Giampiero che crede molto all’importanza del dialogo. Un impiccio burocratico, il rinnovo del permesso di soggiorno, compilare correttamente l’Isee possono diventare altrettanti macigni per chi a causa della pandemìa è più indifeso di sempre. E in casi come questi altri volontari- dal legale al commercialista al Caf amico si mettono a disposizione di chi ne ha bisogno.

Certo, un centro di ascolto non è l’equivalente dei centri per l’impiego creati dal governo, del resto quasi del tutto falliti. Non può trovare lavoro a chi lo ha perso. Ma poggia su una rete che può far incontrare la domanda e l’offerta- si tratti di una donna delle pulizie o di una badante, per esempio- e offrire una possibilità, seppure precaria. Anche questo serve.

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