Il mercato di San Giovanni di Dio, specchio di come é cambiata la vita del quartiere

Niente come una visita al mercato di piazza San Giovanni di Dio dà la misura di quanto l’emergenza Covid-19 ha cambiato la vita del quartiere.

Sparita la solita animazione, il via vai di persone- molte anziane- con carrelli e borse, pochi i banchi aperti. Spariti anche il clochard con i suoi cani, l’anziana zingara che presidiava il proprio posto, poco più giù la gente che aspetta l’autobus si tiene a distanza e evita di parlarsi dietro le mascherine.

Il mercato é aperto- decisione che ha innescato non poche polemiche tra favorevoli e contrari- ma funziona a nemmeno la metà. Si entra dal retro, un foglio appeso a una catena illustra gli orari:8,30- 13,30, sabato compreso. Si entra dal retro, la coda si snoda nel piazzale fino ai giorni scorsi tutto occupato dalle macchine, i vigili- due o tre per turno- fanno entrare a gruppi di tre.

La coda é più corta di quelle davanti ai supermercati, ma si riforma continuamente, a metà mattinata arrivano altri clienti. Qualcuno rinuncia, i più resistono dietro le mascherine, chi arriva chiede sempre se é la coda giusta per evitare di finire nella coda della farmacìa, sempre sul piazzale ,attraversata la strada.

Sull’asfalto strisce parallele segnalano la distanza da tenere, ma non si vedono assembramenti, tutti guardano sospettosi chiunque si avvicini più di tanto. Si avverte il nervosismo, e sembra dovuto non ai tempi di attesa ma alla situazione che si fa di giorno in giorno più pesante. Anche per chi ha la ‘fortuna’ di non dover restare tutto il giorno prigioniero fra le mura di casa. Ma si esce per obbligo, non per piacere. E anche i saluti tra amici che si ritrovano nella stessa coda sono senza abbracci, senza strette di mano. Solo una frase, dietro la mascherina: speriamo che passi presto.

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