I progetti per il Forlanini non finiscono mai: ora spunta il Rome Tecnopole

di Raffaella Leone

Fin qui sul Forlanini il Coordinamento e le varie associazioni mobilitate insieme alla Cgil per la riapertura dell’ex ospedale ne hanno viste e sentite tante. Quindi non ci si dovrebbe più stupire . Ma lascia davvero senza fiato l’ultima ipotesi, ‘ufficializzata’ da un articolo su La Repubblica: Zingaretti vorrebbe farne un Tecnopolo, anzi un Rome Technopole (l’italiano evidentemente suona troppo provinciale) con un costo calcolato in 560 milioni , e questo solo come investimento iniziale. In una parola, più di quanto servirebbe per rimettere in funzione l’intero ospedale.

Va detto subito che di’ ufficiale’, in questo caso, c’è solo la solita nebbia che da sempre regna sulle giravolte della Regione .Sulle pagine facebook di Zingaretti e del pd del Lazio non si fa cenno al Tecnopolo Nell’ultimo incontro, il 17 giugno, con la delegazione Cgil, il Coordinamento e le associazioni, in verità i rappresentanti della Pisana avevano vagamente accennato all’interessamento di una specializzazione universitaria, concordando però che nel prossimo incontro- fissato da lì a due settimane, si sarebbe parlato di uno studio di fattibilità della Rsa e della Casa della salute ,questa volta esaminando le planimetrie. Della promessa nuova convocazione non si hanno segnali. E’ spuntata invece questa novità, a sorpresa. Al punto che il Coordinamento si chiede se questa del Tecnopolo è una boutade, un ballon d’essai( la buttiamo lì e stiamo a guardare l’effetto che fa) o una ipotesi da prendere sul serio. E la stessa Cgil che ha sposato la causa della riapertura complessiva del Forlanini oltre che per una Rsa e una Casa della salute, sta valutando come reagire.

Qualche particolare in più si desume dalle verifiche fatte dal sito http://www.sireneonline.it/wordpress/?p=8142 che da sempre segue con estrema attenzione la vicenda dl Forlanini. Zingaretti, presidente della Regione proprietaria del complesso monumentale, ne avrebbe parlato con il premier Draghi nell’ambito degli incontri sul Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, attuale terra promessa- anzi, fondi promessi- per i progetti post pandemia.

Se mamma Europa ci mette i fondi, l’input è però tutto italiano. Il sito di Giuseppina Granito elenca gli sponsor della nuova proposta: Unindustria, Università, imprese, capofila la confederazione degli industriali di Roma. Con buona pace dell’impegno enfatizzato da Zingaretti ad ascoltare i cittadini per l’utilizzo di un bene comune così importante, che deve essere restituito alla fruizione dell’intera cittadinanza.

Dove non arriverebbe l’Europa, è pronto l’escamotage: mettere in piedi una fondazione, l’ennesima, con una sostanziosa partecipazione del privato- gli industrali- e il resto a spese dell’università, come si legge sempre sull’articolo di Repubblica.

Tutto si può fare nella vita, basta averne il tempo, diceva il commediografo irlandese G B Shaw. Si possono anche tradire le richieste e le attese dei cittadini, ammesso che questa proposta abbia un seguito. In questo caso, però, di tempo non ce n’è molto. E poi, i tradimenti, in politica, qualche volta possono costare cari.

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