Sotto il sole di Porta Portese

Il mercato c’è, i banchi sono più o meno quelli di prima solo un pò più piccoli, puoi ancora trovare la rarità preziosa tra ‘le buone cose di pessimo gusto’ di questo gozzaniano salotto di Nonna Speranza, a Roma e all’aperto. E’ il colore che non c’è più, quella musica di fondo che rendeva Porta Portese speciale. Spariti i suonatori di strada, i banchetti abusivi improvvisati con cianfrusaglie di ogni genere, i motteggi in romanesco e i richiami.

Il mercato ha riaperto da un pò, i proprietari dei banchi hanno affidato ad una cooperativa la sicurezza, gli addetti misurano la febbre davanti ai varchi aperti. Dovrebbero anche sorvegliare che non si creino assembramenti, ma non c’è pericolo: in giro c’è poca gente, scoraggiata e soprattutto impoverita dal lock down. Le vendite sono calate tra il 60 e l’80 %, è il calcolo di tutti i titolari dei banchi. Tempi cupi soprattutto per chi non vende merce di prima necessità.

La titolare del banco di tappeti, corredi e vestiti ricamati contratta per un pò, poi accetta il prezzo proposto dal cliente. “Devo portare a casa la giornata, in tempi così anche 2 euro vanno bene”. Lei, come tutti i proprietari dei banchi- tranne i russi, che hanno lo status di profughi- versa 10 euro per la sicurezza: è giusto così, dice, questo virus è pericoloso, tutti vogliamo evitare questa ipotizzata seconda ondata.

“Molti si stancano di aspettare il turno di entrata sotto il sole, e se ne vanno” mi dice l’emigrato che sorveglia un grande banco di vestiti al varco di Piazza Ippolito Nievo, tradizionale e principale snodo del mercato. In effetti tra i banchi si circola meglio e la stragrande maggioranza indossa la mascherina, sempre tirata sù quando ci si avvicina a un banco. Hanno paura, dice l’emigrato, paura del virus mi ripete in italiano incerto.

Non cè coda neanche davanti al banco della porchetta, rito irrinunciabile della visita a Porta Portese prima che il covid travolgesse le nostre abitudini. La signora che lo gestisce ha la partita Iva, quindi riceve il bonus del governo- in questo più fortunata di colleghi che finora non hanno visto un soldo- ma ha un problema in più: il Comune ha vietato le feste cittadine, da san Pietro a quelle rionali come la Festa de noantri, un tempo frequentatissima. “In pratica io posso lavorare un giorno a settimana, la domenica quando vengo qui. Ho già chiesto un prestito, speriamo di andare avanti”.E’ la speranza di tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.