Quale ripartenza per quale scuola

E’nato il coordinamento Priorità alla scuola del municipio XII, emanazione sul territorio della vasta rete omonima, protagonista anche recentemente di battaglie e proposte in difesa e per la valorizzazione della scuola pubblica. Nello spazio Camilla una trentina di persone- in presenza e collegate in chat, ha varato il coordinamento. Tutti nella doppia veste di docenti e genitori, in un caso anche di nonno particolarmente combattivo, a rappresentare praticamente quasi tutte le scuole del municipio, dal plesso di largo Oriani al Manara ,alla Crivelli, istituto dove Giulia Pezzella- punto di riferimento dello Spazio Camilla- è da anni insegnante precaria.

Se il motivo di fondo di Priorità alla scuola a livello nazionale è una sorta di ‘nessun dorma’ rivolto alle istituzioni, l’esortazione sembra particolarmente adatta al nostro municipio, in spaventoso ritardo nella programmazione della ripartenza. Settembre sembra lontano, ma proprio l’esperienza Covid dovrebbe far capire che se si vuole ripartire in sicurezza serve una seria e lungimirante programmazione. Domani ci sarà la prima riunione del Consiglio municipale e di carne al fuoco ce n’è molta. Gli spazi, il distanziamento sociale, i banchi singoli, il numero delle classi e degli alunni per classe. E la Dad, la didattica a distanza, incubo in questi mesi di chi l’ha sperimentata ma apparentemente asso nella manica della ministra.

Il neonato coordinamento del nostro municipio sposa le posizioni della rete nazionale: no alle classi pollaio, e soprattutto no alla didattica a distanza. Investire nella scuola, come tutti i partiti dicono di voler fare, significa stanziare risorse: per assumere docenti e personale Ata più che mai indispensabili ora, per regolarizzare i precari- si calcola che i 32 mila di prossima assunzione non siano che un sesto di quelli che servirebbero- e soprattutto basta navigare a vista senza conoscere la rotta. Il confronto è appena all’inizio e su quale sarà l’esito molto dipende dalla capacità dei politici di interpretare le richieste dei cittadini. E dalla capacità dei cittadini di farsi sentire.

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