Sanità, “non sta andando tutto bene”, anzi….

Serve un cambiamento di rotta chiedono i sindacati e le associazioni che hanno manifestato sotto la sede della Regione Lazio per rivendicare il diritto alla cura e alla salute dentro e fuori l’emergenza Covid

di Luisa Stendardi

I primi ad arrivare verso le quattro del pomeriggio sotto il palazzone della Regione Lazio sono i ragazzi del movimento “NoI Restiamo”: quelli che non vogliono lasciare l’Italia per trovare lavoro, quelli che hanno deciso di restare per partecipare al cambiamento del paese, della scuola. dell’università, della sanità ,quelli che chiedono pari opportunità per l’impiego, per l’accesso all’informazione , per il diritto all’abitare , quelli che lottano per la fine della precarietà e , in questo caso, per il diritto alla cura e alla salute garantito dalle strutture pubbliche . Ai ragazzi del movimento si uniscono gli altri organizzatori del sit in, tutti rigorosamente distanziati e muniti di mascherine, : medici,infermieri ,la Federazione Cobas,l’USB roma , i lavoratori OSA , Potere al popolo e le donne che rappresentano le Assemblee dei Consultori.

Chiedono un cambiamento di rotta non solo nella gestione dell’epidemia, ma anche nei percorsi sanitari di prevenzione e cura : non sta” andando tutto bene” , manca la medicina del territorio, le famose USCA , le Unità speciali che dovrebbero seguire i pazienti COVid nell’ assistenza domiciliare sono insufficenti e i medici di base non possono svolgere questa funzione, come è stato stabilito da una recente sentenza del TAR del Lazio, a cui però è seguito il ricorso al Consiglio di Stato da parte della Regione. Basterebbero più assunzioni di personale dedicato a questo compito , la grave situazione dell’epidemia non può essere affrontata con risorse scarse e contratti a tempo, il personale deve essere assunto in pianta stabile. La regione in questi anni ha scelto di tagliare sulla sanità pubblica per reindirizzare i finanziamenti sui servizi privati in convenzione. Questa non è la scelta giusta , i privati in convenzione assorbono risorse importanti e pesano sul servizio pubblico che comunque è chiamato ad intervenire quando i privati non sono in grado di fornire le cure necessarie, come nel caso delle terapie intensive.

, La grande forbice che una ragazza porta sulle spalle sta lì a simboleggiare i tagli indiscriminati ai servizi sanitari che hanno preceduto l’epidemia e che sono una delle principali cause del disservizio e dell’inadeguatezza delle strutture ospedaliere . Si monta un microfono volante e si alternano a parlare medici e infermieri. Parla il medico del 118 Francesca Perri ” Siamo esasperati,i turni sono lunghi e le varie disfunzioni organizzative degli ospedali ricadono su di noi, con pazienti fermi nelle nostre ambulanze per cinque,sei, sette ore , che servono da sala rossa, perchè non ci sono i posti letto, non ci sono le barelle. Tutte le Regioni hanno ridotto i posti letto di circa il 50 per cento,la capofila è stata la Lombardia e a seguire le altre. Abbiamo solo 5.400 posti di terapia intensiva mentre la Germania ne ha 28,000. IL 50 per cento dei posti letto tolti al pubblico sono andati alle cliniche private, al business della cura. II pubblico deve essere quello che cura gratuitamente, il privato deve fare solo il privato, invece sono sorte come funghi strutture private convenzionate con soldi pubblici. Tra l’altro i contratti di lavoro dei privati sono quasi da strozzinaggio”.

Prende la parola un infermiere di Latina e denuncia la condizione disastrosa della sanità nel sud del Lazio ” Gli ospedali del sud del Lazio sono svantaggiati a favore del Campus bio-medico che ha assorbito molte funzioni che prima erano distribuite sul territorio. I pronto soccorsi sono pochi e molti pazienti dei borghi montani non fanno in tempo ad arrivare vivi a Latina” L’emergenza della pandemia Covid si è sommata all’emergenza cronica dei tagli ventennali sulla sanità pubblica. Le donne delle assemblee dei Consultori denunciano che il lavoro dei medici è sempre più precario, manca il personale e ci sono troppi obiettori che si rifiutano di osservare la legge sull’aborto. Qualcuno dice che al Campus se non sei obiettore , non ti laurei.

Verso sera una delegazione dei manifestanti è ricevuta dai rappresentanti regionali . Nel frattempo si arrotolano gli stricioni e si smobilta la piazza,

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