Perchè votare NO al taglio dei parlamentari

Il Comitato romano per la democrazia costituzionale ha organizzato ieri a Largo Ravizza, nel cuore del quartiere Monteverde, un dibattito pubblico sulle ragioni del No al voto sulle modifiche costituzionali al numero dei parlamentari che ,nel caso di vittoria del si, ridurebbero in misura notevole la rappresentanza parlamentare della Camera e del Senato

In un caldo pomeriggio settembrino gli attivisti del Comitato romano in difesa della Costituzione sono pronti con cartelli e striscioni ad ospitare il primo incontro pubblico organizzato nel quartiere sul tema del referendum costituzionale del 20 e 21 Settembre sul taglio dei parlamentari. Sono stati invitati a spiegare le ragioni del NO Ines Ciolli , docente di diritto costituzionale, Fabrizio De sanctis , presidente dell’ ANPI provinciale e la costituzionalista Anna Falcone. Un pò di persone cominciano a radunarsi intorno al palco allestito a ridosso della scuola Oberdan, nello spazio dei giardini di Largo Ravizza, il punto d’incontro più frequentato del quartiere, dove si incrociano famiglie , ragazzi e anziani che cercano un pò di frescura sotto gli alberi.

Introduce il dibattito Giulia Pezzella, attivista del Comitato Roma XII per la Costituzione che intende dare avvio con questa assemblea pubblica alla campagna referendaria per la vittoria del NO nel dodicesimo Municipio, con l’obiettivo di coinvolgere la popolazione del quartiere a partecipare attivamente alle iniziative che saranno organizzate fino alla data del referendum , come altre assemblee e volantinaggi.

Non è facile parlare di questo referendum, pure così importante per la tenuta della nostra democrazia, in un periodo in cui le principali preoccupazioni sono rivolte alla tutela della salute in presenza della pandemia da Covid 19 e alla sofferta e difficile riapertura delle scuole. Eppure è necessario attivarsi per informare, innanzi tutto, sugli effetti del possibile taglio dei parlamentari e sulla necessità di esprimere un voto ragionato e consapevole , che non sia dettato dalle semplicistiche e riduttive ragioni dei tagli di spesa.

Ines Ciolli, inizia , con molta pacatezza, ad introdurre l’argomento parlando della differenza tra l’apparenza della riforma e la sostanza dei cambiamenti che produrrebbe nella nostra vita democratica. In apparenza sembrerebbe una riforma secondaria , di poco conto, una semplice riduzione del numero dei parlamentari . In fin dei conti 400 deputati e 200 senatori potrebbero bastare al funzionamento del parlamento, in realtà ( spiegano nel volantino preparato dagli attivisti del Comitato “Umberto Terracini”) il presidente dell’Assemblea costituente, nel 1946 disse, riferendosi alla riduzione operata dal regime fascista : Quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia sempre col limitarne il numero dei componenti , oltre che le funzioni” . La tendenza a sottovalutare gli effetti della riforma nella propaganda per il sì tende ad ingannare l’elettore che ,di fronte all’onda populistica che enfatizza un risparmio di spesa, in realtà risibile . 53 milioni , pari allo 0,007 della spesa pubblica italiana, è portato a non considerare che 9 regioni su 20 avrebbero solo da 1 a 5 senatori, con un deficit di rappresentanza che alimenterebbe le attuali diseguaglianze tra le regioni. Si potrebbe fare molto meglio sul fronte della spesa, riducendo gli stipendi, che indubbiamente sono tra i più alti d’Europa.

Mentre la costituzionalista spiega i complicati meccanismi della rappresentanza, molte persone di passaggio si fermano ad ascoltare. Nell’uditorio non c’è spazio per i cosidetti “negazionisti” , il pubblico è attento,distanziato e con la mascherina . Segue l’intervento di Anna Falcone che pone l’accento sul fatto che la cattiva qualità della rappresentanza è dovuta non al numero dei parlamentari, ma al parlamento dei nominati dai capi partito che si circondano di “fedelissimi” da manovrare in Parlamento a discapito della reale rappresentanza degli eletti rispetto agli elettori di riferimento. Nella politica attuale si è perso il concetto di rappresentatività degli interessi e delle istanze del territorio anche a causa della pessime leggi elettorali che si sono succedute nel tempo . A tale proposito la Falcone auspica e propone l’inserimento della legge elettorale tra le leggi organiche o “rafforzate ” che prevedono una maggioranza qualificata per l’approvazione per evitare che i partiti possano confezionare leggi elettorali su misura per escludere altri dalla rappresentanza, come è avvenuto con la famigerata “porcata” di Calderoli, bocciata dalla Corte Costituzionale.

Infine Fabrizio de Sanctis premette che l’ANPI per tradizione non fa parte di Comitati ma collabora con quelli che sostengono il NO .come argine e salvaguardia dei principi della nostra Costituzione, ancora per molti aspetti inattuata, basti pensare all’art.3 “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”

Sarebbe molto più utile pensare a come attuare , in questi tempi di crisi della globalizzazione,questo principio fondamentale.

A seguire il dibattito e le domande si concentrano sullla crisi evidente della rappresentanza. Cosa sono diventati oggi i partiti politici ? Sono macchine elettorali prive di anima ? La politica può fare a meno dei partiti, che pure ,secondo l’art.49 della nostra Costituzione dovrebbero “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”? Interrogativi aperti, il dibattito continua.

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