‘Per favore, alzate la voce’. La tappa a Monteverde della maratona internazionale per Julian Assange

Raffaella Leone

Julian Assange, chi è costui ? Per gli Stati Uniti è il nemico pubblico numero 1, lo aspettano per incarcerarlo in regime di isolamento, quando sarà estradato dal carcere di massima sicurezza in Inghilterra dove ora è rinchiuso. E’ stato condannato a 175 anni di carcere per le accuse di spionaggio e cospirazione. Ha la colpa di aver rivelato i crimini e i criminali delle guerre americane in Afghanistan e in Iraq tramite il sito WikiLeaks, di cui è fondatore, una organizzazione internazionale no-profit che grazie ad un super sistema di sicurezza riceveva e pubblicava documenti della Cia e della NSA (National Security Agency) che denunciavano e documentavano torture, uccisioni di civili, scandali, perpetrati durante le due guerre. Non una sola rivelazione di Wikileaks è risultata falsa, non una sola rivelazione ha messo a repentaglio la sicurezza di un Paese o di un singolo individuo ( come precisa il volantino- appello che ha chiamato alla mobilitazione per il giornalista australiano.) Ma Washington non vuole che la Corte Penale Internazionale conduca indagini sui possibili crimini dei soldati statunitensi e così del caso si parla poco o niente.

Per la grande maggioranza dell’opinione pubblica europea Julian Assange è diventato in questi anni la vittima e l’esempio realizzato di un assalto su larga scala alla libertà di espressione e di informazione . Se c’è una possibilità di salvarlo dalla sorte a cui l’ha condannato l’amministrazione americana, questa possibilità/speranza passa anche attraverso una forte mobilitazione internazionale. Così è nata e si è sviluppata l’iniziativa “Diretta 24 ore per Assange”, che ha coinvolto anche Monteverde. I circoli e le associazioni che fanno parte de La Tela si sono trovati a Piazza della Trasfigurazione per una giornata davvero particolare. Nella piazzetta, in tant* hanno partecipato al presidio, hanno ascoltato le letture dal libro scritto su Assange da una collega italiana, con la prefazione di Ken Loach, hanno seguito il collegamento in diretta con una delle tante piazze internazionali dove si stava svolgendo una analoga ‘maratona’. Monteverdini ‘informati’, che conoscono la storia e la terribile condizione attuale del giornalista incarcerato nella ‘Guantanamo inglese’, ma c’era tra il pubblico, e ugualmente attento, anche chi non ne aveva mai sentito parlare.

Un momento in particolare ha segnato la mattinata: quando è stata letta la toccante’ letttera aperta al mondo’ della madre di Assange , sul dolore ‘di vedere mio figlio, che ha rischiato la vita per denunciare l’ingiustizia, incastrato e privato del diritto a un giusto processo legale, più e più volte. Il dolore di vedere un figlio sano deperire lentamente perché gli sono state negate cure mediche e sanitarie adeguate in anni e anni di detenzione. L’angoscia di vedere mio figlio sottoposto a crudeli torture psicologiche nel tentativo di spezzare il suo immenso spirito. L’incubo costante che venga estradato negli Stati Uniti, per poi passare il resto dei suoi giorni sepolto vivo in completo isolamento’ La lettera, di cui ho riportato alcuni passi , si chiude così: Desidero ringraziare tutti i cittadini per bene e solidali che protestano a livello globale contro la brutale persecuzione politica subita da Julian. Per favore, continuate ad alzare la voce con i vostri politici fino a quando sarà l’unica cosa che sentiranno. La sua vita è nelle vostre mani’.

Ed è diventato chiaro a tutti, anche a quelli che non hanno partecipato al flash mob fino a piazza San Giovanni di Dio che ha concluso l’iniziativa della Diretta 24 ore per Assange, che in gioco c’è la vita di un uomo ma anche la possibilità per tutti di essere informati correttamente, senza false o mezze verità. Altrimenti, come potremo farci un’opinione su quel che accade intorno a noi e che incide sulle nostre vite?

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