LEGGERE Informazione e libertà di pensiero

ANNIBALE PALOSCIA / Appunti di un giornalista

Annibale Paloscia è stato un cronista di razza: è l’autore dello scoop che nel maggio del 1978 con un dispaccio dell’agenzia ANSA informò l’Italia che il cadavere nel bagagliaio di una Renault rossa abbandonata a Via Caetani era quello di Aldo Moro, presidente e leader della Democrazia Cristiana ucciso dalle Brigate rosse dopo 55 giorni di prigionia. ‘La storia del suo scoop sul ritrovamento del corpo di Aldo Moro …fa parte delle leggende dell’ANSA e merita un posto nei manuali di giornalismo’, scrive il vice direttore della stessa agenzia Stefano Polli nell’introduzione al libro Informazione e libertà di pensiero/ Appunti di un giornalista, curato da Francesca e Marta Paloscia, edito dalla Fondazione sul giornalismo ‘Paolo Murialdi, raccolta di testimonianze di nomi noti del giornalismo, ma anche degli appunti, delle dispense del corso dell’Ordine dei giornalisti per diventare professionisti e di lettere personali ora pubbliche.

Non è nato dal o per caso, lo scoop su Via Caetani; è il frutto del modo di intendere e di praticare il giornalismo di Paloscia: rigore e professionalità, cura e verifica delle fonti, essenziali per un giornalista professionista, scrittura in un italiano scorrevole. Il metodo Paloscia, lo definisce Piero Trellini raccontando l’episodio di Via Caetani:(in questo caso, telefonate di verifica per accertare dove si trovassero gli eventuali protagonisti)....Paloscia tornò tra la folla, cercò di superare i cordoni per avvicinarsi alla Renault. A pochi passi da lui si stampò il volto grave di Spinella, allora funzionario di rango della Digos. Paloscia fece un cenno interrogativo a Spinella, che mosse in giù la testa due volte e allargò le braccia in segno di sconforto. Il flash dell’agenzia- il primo a dare la notizia, è delle 14,04 : L’on Moro sarebbe la persona trovata morta all’angolo di Via delle Botteghe Oscure con via Caetani. Lo ha riferito un funzionario della Digos.

Cronista di razza è una definizione esemplificativa ma anche semplificativa del personaggio Paloscia. Bibliofilo, appassionato di pittura, autore di saggi su vari aspetti dell’ordine pubblico, collezionista appassionato di giornali antichi. ‘Questa raccolta- scrivono in premessa le figlie Francesca e Marta- donata oggi alla Fondazione Murialdi rappresenta un panorama dei giornali italiani attraverso i secoli in cui la stampa diventa simbolo di libertà democratica’, raccogliendo idealmente il testimone dell’ ‘impegno del padre a fare del giornalismo un mezzo di crescita culturale, politica, sociale. Il capitolo intitolato: Elementi storici; dai graffiti al videoterminale è un excursus ricco di curiosità (e di illustrazioni) sulle pubblicazioni che, soprattutto nell’Ottocento e ,strano a dirsi, soprattutto nel sud Italia ,movimentavano la vita politica e culturale. Era il 1981 quando Paloscia scriveva in ‘Storia di un ‘sentito dire’ a cui crede tutta l’Italia tranne l’Ansa: Con l’avvento della rivoluzione digitale il giornalismo è profondamente cambiato , oltre ogni aspettativa. La velocità con cui le notizie vengono diffuse dai media ha portato ad una corsa dettata da logiche di profitto e di audience, spesso a discapito di una verifica accurata delle fonti e della qualità dell’informazione. Dando voce a qualsiasi ‘sentito dire’ , fatto o pettegolezzo riferito, si generano fake news e un genere di giornalismo allarmistico e irrispettoso, che mette a dura prova la fiducia dei cittadini nel quarto potere. I social media non erano ancora tanto diffusi e l’intelligenza artificiale era chiusa nei laboratori sperimentali. Resta però vera una considerazione fondamentale: ‘o col piccione viaggiatore o con l’elaboratore elettronico, la responsabilità è del giornalista, non del mezzo che usa’. Un principio a cui Paloscia si è sempre attenuto nei vari passaggi della carriera, , da capocronista a inviato, a coordinatore della neonata sezione culturale dell’Ansa, a vicedirettore di Avvenimenti, a direttore del giornale Quartiere, che sotto la testata specificava: Monteverde Nuovo Colli Portuensi.

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