‘Didattica in presenza, sì ma con prudenza’. Vincenzo Valentino spiega il documento del Federico Caffè

Noi docenti del Federico Caffè, in previsione della ripresa della didattica in presenza nelle scuole secondarie di secondo grado, disposta dal Governo e dalla Regione, prima per il 7 gennaio e poi slittata per il 18 gennaio a causa dell’aumento dell’indice di contagio Covid, abbiamo firmato, a larghissima maggioranza, un documento nel quale esprimiamo forti perplessità e dissenso sui tempi e le modalità di riapertura della Scuola (18 gennaio CDM) che non garantiscono quelle condizioni indispensabili ad assicurare un ritorno continuativo e in sicurezza e l’efficacia del delicato processo educativo e formativo.

Per chiarire subito la questione diciamo che alla base dell’iniziativa non c’è l’intento di sottrarci al lavoro in presenza per proseguire a oltranza la didattica a distanza, anche perché la DAD non rappresenta affatto una diminuzione del lavoro docente, ma ne è semmai un aggravio, considerando le ore di collegamento on line con gli studenti e la comunicazione via social senza soluzione di continuità che si protrae ogni giorno fino a tarda sera, festivi compresi.

I problemi sono altri e più complessi rispetto a come spesso vengono raccontati dai media, e concernono in particolare la carenza delle garanzie minime di sicurezza degli studenti e dei lavoratori. La nostra contrarietà al rientro immediato   nelle aule nasce dall’aver constatato con rammarico che, purtroppo in questi mesi la scuola è stata relegata in secondo piano rispetto alla crisi delle attività commerciali e produttive e tirata in ballo piuttosto come argomento di confronto ideologico tra le forze politiche. Oltretutto, come è scritto nel documento, una riapertura prematura in presenza comporterebbe, anche difficoltà di natura organizzativo-didattico quali: la continua rimodulazione oraria, frutto di un lavoro arduo e pressante, che disorienta docenti e studenti; il prolungamento della permanenza a scuola degli studenti che rischia di negare il loro diritto al tempo libero, non lascia spazio per la rielaborazione degli apprendimenti e per lo svolgimento dei compiti a casa. Per tali aspetti non c’è affatto contraddizione tra la protesta in piazza degli studenti italiani e le nostre istanze di lavoratori. Gli studenti premono per tornare a scuola in condizioni di sicurezza, così anche noi docenti chiediamo di lavorare in presenza, che a nostro avviso resta la forma più completa ed efficace di lezione, a patto però che vengano prese nei trasporti e all’interno degli edifici quelle misure sanitarie in grado di assicurare un livello di protezione adeguato in uno spazio ambiente in cui si concentrano più di mille persone per sei ore consecutive ogni giorno. In queste condizioni rientrare a scuola è come giocare d’azzardo sulla salute di studenti e docenti, esponendoli al probabile rischio di contagio all’interno delle classi. È per queste concrete e motivate ragioni che noi docenti dell’I.I.S. “Federico Caffè” chiediamo di prolungare la didattica a distanza fino a quando non ci saranno le effettive condizioni per una ripartenza in piena sicurezza.

Vincenzo Valentino

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