Un rifugio caldo a via Ramazzini per le notti dei senza fissa dimora

Raffaella Leone

Non servono i documenti per entrare nel rifugio notturno per senza tetto predisposto dal nostro municipio in via Ramazzini- a debita distanza dall’hub vaccinale- e gestito da volontar* della Croce Rossa di Roma capitale. “Essere senza fissa dimora non significa per forza essere senza documenti”, spiega Paola Bernieri, delegata dell’area sociale sezione romana della Cri. E aggiunge che grazie alla collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio una gran parte dei senza tetto è vaccinata, o ha il tampone valido. Il mercoledì, quando arrivano gli assistenti sociali, il rifugio diventa anche un centro di consulenza legale, si redigono le richieste anche per i sussidi alla povertà e/o il reddito di cittadinanza che, pur tra polemiche e qualche furbizia, sta aiutando i più esposti ad attraversare questi tempi che ti stringono alla gola. ‘Per chi non ha niente, anche 300 euro possono diventare una ricchezza’.

‘Ci occuperemo del tuo problema, promette Paola a Massimo, che ha perso la casa quando è morto il padre e vive in strada da più di un anno perchè un parente non ha rispettato le ultime volontà del defunto, ha comprato la casa e lo ha sfrattato senza nemmeno fargli portar via un ricordo. Per spegnere il dolore Massimo ha cominciato a bere, è visibilmente ubriaco e altrettanto visibilmente tormentato da questa ingiusta sorte. Da solo, non potrebbe farcela, ha bisogno dell’aiuto che il centro offre tutti i mercoledì.

Si crea una specie di familiarità tra volontar* e chi frequenta il rifugio, persone in condizioni di estrema precarietà spesso segnalate dallo stesso municipio, che finanzia l’accoglienza con i fondi che il Campidoglio ha distribuito nelle varie zone della capitale. ‘Li conosciamo, riconosciamo i caratteri, c’è chi si accende per un niente e chi vuole starsene in pace’, racconta Paola che comunque vorrebbe un’accoglienza basata su presupposti diversi, ‘perchè le persone sono e hanno storie diverse, e talvolta anche dipendenze diverse’ (la Cri gestisce anche Villa Maraini, forse il più noto centro di recupero romano per ex tossicodipendenti).

In ogni caso, da quando ha aperto a fine dicembre, mai una rissa, mai un litigio, tra gli ospiti il clima è tranquillo e da una certa ora c’è comunque un addetto alla sorveglianza.Nelle 30 casette del rifugio, aperto fino al 31 marzo dalle sei di sera alle 8/9 di mattina passano la notte in tre- ci entrerebbbero in sei, ma il covid impone il distanziamento. Tutt* hanno diritto a una doccia, alla cena e alla colazione il mattino dopo. In questo periodo la maggior parte degli ospiti è straniera, molti romeni, e l’afflusso è costante, week end o metà settimana non fa differenza. Anche perchè ci sono regole precise da rispettare: se non ci si presenta per 2 notti consecutive e non si dà una spiegazione- un ricovero in ospedale, un impedimento reale- il posto viene considerato libero.

Il rifugio di via Ramazzini è forse l’unico a Roma dove i senza fissa dimora possono tenere con sè i cani, compagni di vita preziosi per chi nella vita ha perso gli altri punti di riferimento.’ Grazie a Dio esiste questo rifugio’, mi dice Cinzia, una storia terribile alle spalle e una fortissima passione per la lettura. Lei che non si separa mai dalla sua cagnolina in strada c’è finita due volte. La prima, quando è morta la madre e la solita burocrazia ha ostacolato la revisione del contratto di affitto della casa. La seconda, quando il proprietario della nuova casa che infine aveva trovato l’ha sfrattata. ‘La casa dovrebbe essere un diritto di nascita: sei nato, hai diritto a una casa ‘, mi dice con l’amarezza di chi è consapevole che questo è un sogno irrelizzabile. Divide la casetta con Wendy, una ragazzina di cui parla con tanta tenerezza anche se è arrabbiata perchè Wendy qualche sera fa non ha chiuso la porta della casetta e la cagnolina è scappata, con conseguente caccia notturna alla pelosetta discola.

Cinzia ha una grande preoccupazione: ‘quando arrivano le piogge, dove possiamo andare noi se il rifugio non apre fino alle sei di sera? Siamo esposti all’umidità, ti penetra nelle ossa, se ci viene la febbre dove ci rifugiamo?’ Nemmeno la Cri può farci niente: il Comune ha distribuito i fondi per un rifugio h12, non h24, non è questione di volontà/volontar* ma di soldi. Sì, come sempre è una questione di soldi. Ma questa volta è anche una questione di umanità, è questione di quell’etica che non è ostacolo bensì completamento della buona politica.

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