Un giovane esploratore nelle terre dei ghiacci. La passione di Edoardo Calizza per l’ambiente

di Fabio Funiciello

Siamo al secondo capitolo della nostra intervista doppia ai “Gemelli Calizza”. Con Edoardo siamo sul versante naturalista. Lui si occupa di ecologia e come Alessandro è cresciuto a Monteverde Vecchio. Ha passato qui la sua infanzia, la sua adolescenza e abita ancora qui a Monteverde Vecchio. Edoardo nella sua intervista si concentra sulla sua formazione e sui luoghi più cari qui a Monteverde in particolare Villa Sciarra e San Pancrazio. La nascita della sua passione per la biologia al liceo al Liceo Morgagni con la professoressa Buzzanca, la sua avventura nei boyscout, non secondaria per la sua passione per la natura .

Credits : PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide). Photo by Bruno Pagnanelli

Edoardo è tra i più giovani ricercatori ad aver condotto ricerche ad entrambi i poli.

La sua è una storia di ricerche ecologiche e di passione per l’umanità, praticata attraverso l’esperienza nella Onlus “Energia per i Diritti Umani” con le attività svolte in Italia e in Senegal. Monteverde per Edoardo resta sempre una piattaforma da cui partire per nuove avventure e per nuove scoperte.

Una breve introduzione chi sei e di cosa ti occupi?

Sono Edoardo Calizza, di professione Ricercatore e Professore aggregato di Ecologia alla Sapienza Università di Roma. Mi occupo di studiare come sono fatti e come funzionano gli ecosistemi, e come i cambiamenti prodotti dall’uomo sull’ambiente li influenzino. Sono anche un membro del Movimento Umanista volontario dell’Associazione Energia per i Diritti Umani, con cui mi occupo di progetti in paesi cosiddetti in via di sviluppo e di educazione alla nonviolenza nelle scuole di Roma.

Sei nato e cresciuto a Monteverde Vecchio che rapporto hai con il quartiere? Ha avuto influenza su di te?

Ho un bellissimo rapporto con il quartiere. Parlando di ambiente educativo, riconosco che la tranquillità e la dimensione quasi familiare di Monteverde Vecchio mi hanno permesso di imparare ad esplorare il mondo circostante con fiducia, aiutandomi già da quando ero piccolo a guardare verso fuori e verso quello che non conoscevo con curiosità e mai con paura. Questo, unito al contatto con la natura nelle ville del quartiere, ha avuto un grande impatto su come sono oggi e sul tipo di lavoro che faccio.

Quali sono i luoghi e le esperienze che a Monteverde Vecchio hanno lasciato “tracce” nel tuo percorso ?

Sono molti. Cercando di sintetizzare, partendo dalle scuole elementari esplorare ogni angolo di Villa Sciarra e Villa Pamphilj sicuramente ha fatto crescere una profonda curiosità verso la natura. Alle scuole medie è stato il periodo delle giornate trascorse a San Pancrazio tra molti altri miei coetanei e non, in cui i ruoli imposti dall’adolescenza iniziavano a farsi sentire e ognuno cercava di trovare un posto nelle “comitive” che si formavano. Al liceo Morgagni poi ho avuto la possibilità di apprezzare le materie scientifiche in classe e nel doposcuola e di iniziare ad amare la biologia, grazie soprattutto alla Professoressa Buzzanca, molto appassionata al suo lavoro e a noi studenti.

Monteverde Vecchio è un’isola felice all’interno di quel grande paese a “ghetti contigui” come dice il filosofo Giacomo Marramao.Lo hai percepito come isolamento oppure è stato un ponte?

Vivere a Monteverde ha reso più distanti alcune problematiche sociali che in altre zone di Roma un ragazzo avrebbe sperimentato già dai primi anni dell’adolescenza. A fare da ponte con esperienze apparentemente lontane però è servito l’attivismo sociale e politico che ancora caratterizzava il mio liceo, il Morgagni, negli anni in cui l’ho frequentato. Inoltre nell’adolescenza a fare da ponte è arrivata quella cultura underground del rap e dei graffiti che in pochissimo tempo ha avuto il pregio di far conoscere e sentire connessi ragazzi e ragazze di tutta Roma, secondo quello che all’epoca ci sembrava bello e stimolante.

Monteverde è uno dei balconi di Roma, si può rimanere ad ammirare o si può scendere e sporcarsi le mani?

Di sicuro Monteverde consente di trovare un riparo da tumulti e nevrosi che in altre zone di Roma sono molto più evidenti, e a volte si può sentire che Monteverde è un quartiere che vuole rimanere a guardare dall’alto. Dalla mia famiglia, monteverdina anche lei, e dai gruppi Scout del quartiere che ho frequentato, ho però imparato il valore di sporcarsi le mani e confrontarsi sinceramente e senza pregiudizi con realtà differenti. Il liceo Morgagni inoltre accoglieva anche studenti da diverse altre zone di Roma, ed è stato un primo ambito a partire dal quale conoscere ciò che c’era fuori dal quartiere. 

Come hai trovato la tua strada?

Sin da piccolo aspiravo a fare qualcosa che avesse a che fare con la conoscenza della natura. Come detto, negli anni del liceo poi ho avuto una bravissima insegnante di biologia che mi ha spinto in questa direzione. Devo dire che ho anche avuto la fortuna di avere una famiglia che da sempre ci ha educato alla bellezza della natura e della scoperta, e questo è stato cruciale nelle scelte che ho fatto.

Quali sono state le tappe per arrivarci?

Dopo il liceo scientifico mi sono laureato in Scienze Biologiche prima e in Ecobiologia poi alla Sapienza Università di Roma. Dopodiché ho svolto un Dottorato di ricerca e alcuni anni con contratti su progetti specifici. Il lavoro in natura mi ha portato a visitare anche diversi paesi fuori dall’Italia, incluse le aree polari. Ho avuto la fortuna di svolgere attività di ricerca sia in Artico che in Antartide e di certo queste esperienze hanno segnato il mio percorso professionale e umano.

I tuoi studi ha influenzato il tuo percorso e hai avuto altre esperienze lavorative e non ?

Di certo la formazione scientifica del liceo mi ha aiutato molto negli studi universitari. Oltre allo studio poi da diversi anni ho l’opportunità di viaggiare in Senegal e Gambia, nell’Africa dell’ovest, per attività di volontariato, e di tenere laboratori di nonviolenza nelle scuole di Roma. Queste attività mi hanno permesso di bilanciare il tempo dedicato allo studio della natura con il tempo speso per gli altri quale membro attivo della società. Questo è un equilibrio che da sempre, già dagli anni di volontariato nel quartiere con il gruppo Scout, sento avere una importanza fondamentale nel mio percorso di vita.

Quali sono i progetti futuri?

Spero che tutti potremo tornare presto a ciò che più amiamo fare dopo questo periodo di “lock-down” legato al coronavirus. Continuerò le mie ricerche scientifiche sia qui in Italia che nelle aree polari, sperando di fornire un contributo utile alla conoscenza e gestione degli ecosistemi da cui tutti noi dipendiamo. Vorrei anche riprendere a viaggiare più assiduamente in Africa dell’ovest, da cui manco ormai da quasi tre anni, per supportare i progetti di “appoggio umano”, così li chiamiamo con la mia associazione, che sviluppiamo insieme alle comunità locali.

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