Sanità pubblica da riformare, San Giacomo e Forlanini due esempi indicativi

Raffaella Leone

Quanto accaduto al San Giacomo ed anche all’ospedale Forlanini di Roma non è altro che la punta dell’iceberg di un sistema gravissimo“. ‘La sanità pubblica è sistematicamente sabotata, vengono chiusi ospedali, vengono chiusi reparti di eccellenza per portarci verso una sanità di tipo americano. E’ un problema gravissimo, che riguarda i nostri figli, i nostri nipoti e anche quello che è successo durante la pandemia‘. E ancora: gli ospedali ormai sono diventati bottino delle lobby di cui la politica fa il servizio’. Oliva Salviati ,erede del cardinale che sul finire del Cinquecento donò l’edificio del San Giacomo a condizione che fosse destinato a scopo sanitario, interviene quasi a chiusura del convegno organizzato dall’associazione ABC-Associazione Beni Comuni “Stefano Rodotà” nella sala della Protomoteca in Campidoglio. Riassume con la chiarezza e la determinazione con cui ha vinto la battaglia per la riapertura del san Giacomo, il senso e lo scopo del convegno organizzato per lanciare la campagna ‘riapriamo gli ospedali’ e il nascente comitato civico che se ne farà carico. C’è troppo silenzio intorno alla necessità di riaprire gli ospedali, fa notare il professor Fabio Biferali, ex direttore dell’unità coronarica del San Giacomo e co-organizzatore del convegno insieme a Isabella Trocino.

Inevitabilmente i due ospedali dismessi diventano il paradigma del rapporto malato- è il caso di dire- tra le scelte degli ultimi decenni in materia di sanità pubblica e la condizione reale dei cittadini: circa 200 ospedali chiusi o dismessi in tutto il paese, comprese le strutture di eccellenza, 40mila posti letto in meno, riduzione dei servizi e del personale. Su e giù per l’Italia sono state depositate 115 petizioni contro la chiusura di reparti o interi nosocomi.

Foto dal sito Sireneonline

Hanno molto in comune il San Giacomo e il Forlanini, entrambi dismessi, entrambi sotto tutela dei Beni culturali, entrambi con un ricorso in sospeso contro la Regione che non dà seguito alla sentenza del Consiglio di Stato che ha dichiarato illegittima la chiusura del San Giacomo e, nel caso del Forlanini, con il Tar che solo recentemente- ricostruisce Gianmaria Covino, l’avvocato del Coordimento per il Forlanini bene comune- ha fissato a marzo 2022 l’udienza di merito.

Nemmeno la pandemia del Covid 19 – una catastrofe ,la definisce Gaetano Azzariti, costituzionalista dell’università La Sapienza, ha aperto gli occhi (e le menti) dei governi sulla necessità di una radicale riforma, tanto che lo stesso Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza ha escluso la sanità dai settori da riformare. Al di là delle parole forti di Oliva Salviati- dico cose che sembrano molto pesanti ma non lo sono rispetto a quello che succedendo- questa considerazione esplicitamente o sottotraccia percorre tutto il convegno, ripetuta con formulazioni diverse dai vari esperti che si alternano sul palco. E’ necessario riformare la sanità pubblica, sottolinea con forza Ivan Cavicchi, ordinario di organizzazione sanitaria e medicina del lavoro dell’università di Tor Vergata.

Tanto il metodo di intervento proposto è nuovo(una legge di iniziativa popolare invece di petizioni destinate a cadere nel vuoto) , tanto invece è vecchio il problema :investe in pieno il rapporto con la politica. Non solo disattesa, la legge 833 del 1978 ,che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale è stata nei fatti tradita dalla visione economicista che ha prevalso in questi decenni: si chiami aziendalizzazione, de-ospedalizzazione, efficientamento, razionalizzazione, il risultato è stato ed è la chiusura e/ o la dismissione di strutture anche di eccellenza e la crescente delega al privato di servizi che il pubblico non sa/vuole corrispondere. Gli ospedali non chiudono perché ci sono in giro dei pazzi che vogliono chiudere, chiudono per scelte della politica, Se le politiche non le cambiamo, non riapriremo gli ospedali, ,avverte infatti Cavicchi.

E la politica è presente con la sindaca uscente e ricandidata di Roma Virginia Raggi. Ma non è un endorsement quello che arriva dal convegno. E l’appello conclusivo è rivolto a tutti i candidati a sindaco delle ormai prossime elezioni amministrative.

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