Omicidio di Giulio Regeni, riparte il processo.

Caso Regeni, qualcosa si muove o (forse) si muoverà. Non é andata a vuoto la seduta nell’aula 1 della Procura di Roma, la prima alla ripresa della piena attività dopo le vacanze. Il giudice per l’udienza preliminare Roberto Ranazzi ha chiesto l’ aiuto del governo per superare lo stallo causato da un intoppo apparentemente procedurale, in realtà politico-giudiziario, come tuttto in questa tragica che riguarda Giulio, il giovane ricercatore universitario sequestrato, torturato e ucciso a Il Cairo nel gennaio del 2016 e fatto ritrovare cadavere a febbraio lungo una strada di periferia. Finora é stato impossibile notificare ai 4 imputati- il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdel al Sharif, funzionari della National Security- la notifica del processo a loro carico, perchè gli imputati risultano irreperibili. Irreperibilità che ha costretto nell’autunno scorso la Corte di Assise ad annullare il decreto di rinvio a giudizio della stessa Procura e in pratica a riportare il fascicolo al punto di partenza, il giudice dell’udienza preliminare, appunto. Ranazzi chiede ai ministri competenti- esteri, Di Maio e Giustizia, Cartabia- di attivarsi presso il governo egiziano per sapere se e quando Il Cairo intende comunicare alla Procura di Roma i recapiti dei quattro militari imputati, in modo da procedere alla notifica del processo a loro carico. Già nel 219 la Procura aveva inoltrato una rogatoria – a cui Il Cairo non ha mai risposto- chiedendo gli indirizzi dei militari coinvolti. Nel frattempo gli uomini del Ros torneranno in campo per nuove ricerche.

Indomiti, come sempre, i genitori di Giulio Regeni e l’avvocata Alessandra Ballerini erano in aula, e naturalmente al presidio all’ingresso della città giudiziaria. Prossima udienza l’11 aprile.

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