Io e Monteverde

Non sono nata qui, Monteverde mi ha adottato dopo anni trascorsi in giro per Roma, traslocando man mano che crescevano le mie finanze, dall’appartamento condiviso degli anni universitari alla pensioncina glamour in pieno centro alla casa di atmosfera a trastevere.

Di atmosfera ce  n’era molta anche nella mansarda che fu la nostra prima casa a Monteverde. Fredda, come gli spifferi che penetravano d’inverno, caldissima come l’aria immobile dell’estate, il posto meno adatto ad un bambino piccolo. La nuova casa in affitto era normale, salone-due stanze-cucina abitabile, mia madre venne dal paesello a lavare la  vecchia credenza che solo a me sembrava antica.

Mi colpiva il silenzio. A Trastevere c’era sempre gente in strada, c’erano voci,  rumori , animazione. Trastevere ha ritmo tutto suo,  non ha l’ ora di colazione, pranzo e cena. O almeno, era così decenni fa ma non credo che sia cambiato molto.

Che quartiere borghese, pensavo allora, faticando ad entrare nella nuova dimensione. Sì, ci sono Villa Sciarra e Villa Pamphili, preziose in sé e per tutti i frequentatori, bambini, anziani e umanità varia, c’è San Pancrazio e volendo si può arrivare in centro a piedi anche se personalmente considero una benedizione il tram. Mi capita di  tornare a Trastevere,ma ora quell’agitazione, quei rumori e quelle voci continue mi danno un senso di inquietudine. Che quartiere  borghese, penso ora con sollievo e mi sembra di essere scampata ad un pericolo.

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